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La professoressa che insegna a investire

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«L'Italia paga cara la sua ignoranza Un piano nazionale su web e media»

L'analfabetismo finanziario è troppo diffuso in Italia: l'economista Lusardi ha preparato nell'apposito Comitato un piano nazionale di intervento.

 

Francesco Gerardi

 

La finanza è importante e l'ignoranza ha dei costi. Tangibili, reali. Il problema è come vogliamo pagarli, se prima o dopo.

E un po' come nella salute: se uno non si cura, ci saranno conseguenze. Vogliamo dover tagliare la gamba o vogliamo fare prevenzione?».

Pesa bene le parole, Annamaria Lusardi, la vestale dell'educazione finanziaria, o alfabetizzazione, come preferisce chiamarla: «L'inglese ‘Financial literacy' rende di più. In passato serviva imparare a leggere e scrivere per operare in società, oggi è diventata essenziale una competenza di base nella finanza», chiarisce.

Economista fra i più influenti al mondo (investitura del New York Times), ha una voce su Wikipedia e carte in regola per sovvertire triti luoghi comuni.

Donna, italiana, docente alla George Washington, il suo nome si è fatto strada fino alla chiamata a presiedere il neonato Comitato per l'educazione finanziaria voluto da Pier Carlo Padoan, d'intesa col Mise e il Miur.

 

Dalle ricerche emerge un dato sconfortante: meno del 40% degli italiani è in grado di rispondere a domande su concetti semplici. Peggio di Togo e Zambia. Emblematica, a proposito dei costi dell'ignoranza, è la vicenda dei crac delle banche e dei risparmiatori truffati.

 

«Di sicuro sono mancati proprio i concetti di base, la consapevolezza da parte degli risparmiatori della relazione fra rischio e rendimento. Conoscere meglio la complessità degli strumenti finanziari di oggi avrebbe fatto la differenza, anche se quei casi sono complicati dal coinvolgimento di intermediari a cui si tende ad affidarsi. Vorrei fare una precisazione, però».

 

Prego....

 

«A volte, quando si parla di ignoranza, c'è il rischio di percepirlo come un insulto. Invece è una fotografia: il mondo cambia e la nostra società non si è adeguata».

 

La morale?

 

«È che l'ignoranza finanziaria non è mai un bene e porta enormi conseguenze, sia economiche, come è accaduto negli Usa con la crisi, sia psicologiche, come per chi perde i risparmi. Arrivare all'ultimo momento è una colpa. Ecco perché sono molto soddisfatta della creazione di questo gruppo di lavoro: c'è la volontà di guardare più avanti».

 

Vi siete insediati da pochi mesi. Quali misure pensate di attuare?

 

«Non possiamo limitarci a coordinare. Abbiamo scritto una strategia nazionale partendo proprio dai dati che citava. Eravamo in ritardo: sono 70 i Paesi che l'hanno già fatto. Vede, non si tratta solo di dare una risposta alla crisi, che è l'emergenza da cui siamo partiti, ma al mondo che cambia, con la digitalizzazione e i nuovi strumenti finanziari.

L'Italia ha grosse lacune: i miei dati, ma anche quelli di Bankitalia, Centro Einaudi di Torino e Consob lo dimostrano. Dobbiamo agire in modo incisivo e a grande scala, intanto creando un portale di educazione finanziaria destinato a tutti, che rappresenti il primo posto in cui andare a informarsi».

 

E poi?

 

«Poi la scuola, insieme al ministero dell'Istruzione. I giovani sono estremamente vulnerabili su questi temi, ma abbiamo già notato un miglioramento: i nostri 15enni erano penultimi nel 2012 e nel 2015 sono saliti. Con i media tradizionali e la televisione, invece, vogliamo raggiungere un pubblico più maturo. Educazione finanziaria non significa solo evitare le truffe, ma anche saper gestire meglio i propri soldi o scegliere gli investimenti in istruzione. Non vogliamo creare degli esperti, ma trasmettere concetti per vivere meglio».

Articolo aggiornato il 28 giugno 2019