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Speciale Festa delle donne – Parte I. L’educazione finanziaria piace alle ragazze

Speciale Festa delle donne – Parte I. L’educazione finanziaria piace alle ragazze

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Il divario di genere tra i giovani in tema di conoscenze finanziarie è particolarmente grave in Italia: le studentesse ne sanno meno dei maschi, secondo il rapporto OCSE-PISA 2018 che misura queste conoscenze tra i quindicenni, anche per motivi culturali e storici, come evidenziato da una recente ricerca. Tuttavia, “le statistiche non sono il nostro destino e cambiare si può”, ha ricordato nel discorso di premiazione delle Olimpiadi di Economia e Finanza di quest’anno la direttrice Annamaria Lusardi, complimentandosi con i vincitori della seconda edizione e con la vincitrice di due edizioni. Ma cosa ne pensano le studentesse italiane di queste statistiche? E che rapporto hanno con l’educazione finanziaria? In occasione della Festa della donna 2021, lo abbiamo chiesto proprio a loro, coinvolgendo anche una docente in prima linea nell’introduzione dell’educazione finanziaria nelle scuole. Uno sguardo al femminile sulla scuola e sull’educazione finanziaria, dove, per la prima volta, questa materia comincia ad essere inserita anche all’interno dei programmi di educazione civica o con progetti pilota.

Di seguito la prima parte dello Speciale Festa delle donne dedicato all’educazione finanziaria delle ragazze: l’intervista a Stefania Rotundo, docente di diritto ed economia responsabile dei progetti di educazione finanziaria dell’Istituto tecnico statale Luigi Casale di Vigevano (PV).

Che tipo di progetti di educazione finanziaria portate avanti?

Ormai da qualche anno, oltre a aderire alle iniziative del Mese dell’educazione finanziaria, della Consob e di Banca d’Italia abbiamo creato un progetto di “peer education”, ispirato ad alcune esperienze del Nord Europa, in cui sono i ragazzi ad insegnare a loro coetanei oppure agli studenti più piccoli. Abbiamo già lavorato con le scuole medie e il prossimo anno vorremmo iniziare a coinvolgere gli alunni della scuola primaria. I ragazzi sono spesso più bravi di noi docenti a creare empatia e interesse e a coinvolgere gli alunni su tematiche nuove e il loro contributo è stato importante anche a distanza: hanno creato i materiali, hanno realizzato un gioco a premi. È stata una bella esperienza vederli diventare insegnanti di educazione finanziaria.

È difficile coinvolgere le ragazze nell’educazione finanziaria a scuola? Ha notato differenze negli interessi delle studentesse e degli studenti?

Le mie studentesse sono molto interessate all’educazione finanziaria. Sono però molto meno propense al rischio, e sono meno interessate ai temi legati all’imprenditorialità, agli investimenti e alla macroeconomia. Tutti argomenti che nelle mie classi sono di grande interesse per gli studenti maschi. Le ragazze hanno una predilezioni per tematiche come la pianificazione, il risparmio e i bias comportamentali. Ci sono poi dei temi trasversali che coinvolgono tutti: quest’anno, anche grazie all’educazione civica, abbiamo riscoperto temi socio-economici che ci permettono di parlare di sostenibilità dei bilanci oppure di povertà nella distribuzione delle risorse e quindi di disuguaglianza.

Questi dati sono coerenti con quanto è emerso nell’indagine che il Comitato Edufin ha realizzato insieme a Doxa, che segnala anche il livello più basso di conoscenza finanziaria nelle donne. Un gender gap presente già nelle quindicenni secondo l’OCSE. Gli studenti conoscono questi dati?

Ne abbiamo parlato in classe: le mie studentesse si riconoscono nella scarsa propensione al rischio, ma non pensano di essere meno alfabetizzate dei maschi. E hanno ragione. Nella mia scuola, proprio grazie ai progetti di educazione finanziaria, il divario in termini di conoscenza non c’è: le ragazze sono molto brave e spesso più studiose dei maschi. Dal dibattito in classe tra studenti e studentesse è emerso che il gender gap è nella società e nella famiglia e non nella scuola, come evidenziato dagli studi: sia i ragazzi che le ragazze vedono nella madre il punto di riferimento per la finanza personale e nel padre il modello per la gestione dei grandi investimenti. Gli alunni mi hanno fatto notare che i grandi economisti della storia sono uomini. E che sono gli uomini a scalare le classifiche delle persone più ricche del mondo. Sono Jeff Bezos, Elon Musk e Bill Gates i modelli di riferimento dei maschi. Modelli maschili appunto.

Quale messaggio vuole mandare alle sue studentesse per la Festa della donna?

Prendo spunto dalla Global Money Week di quest’anno che ha scelto un messaggio direi molto femminile: “prendersi cura dei propri soldi”. Le ragazze possono portare la femminilità e la capacità di prendersi cura dei diversi aspetti della vita nel mondo della finanza. Voglio invitare le studentesse a guardare ai modelli di leadership femminile contemporanei per acquisire più fiducia e avvicinarsi ai grandi temi finanziari. Perché la finanza è donna.

Articolo aggiornato il 08 marzo 2021